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È arrivato il fatidico giorno, quello della verità, quello in cui ti giochi tutto e concentri tutto il lavoro di settimane o mesi in una ventina minuti, è arrivato il giorno dell’esame!

 

Ti sei preparato con grande attenzione a questo appuntamento, per settimane e settimane è stato il tuo chiodo fisso, momenti di grandissima ansia si sono alternati a momenti di ottimismo e ora è arrivato il giorno.

 

Senti tante sensazioni, paura, stress, ma sei anche un po’ contento, non ce la fai più a continuare a studiare, hai voglia di darci un taglio.

 

Se potessi passeresti direttamente al giorno successivo, quello dopo l’esame, ma purtroppo non si può, devi vivere anche quel momento di tensione e di paura.

 

Quella mattina ti sei svegliato un pò più presto del solito e ti sei preparato per l’appuntamento, fare colazione è stata dura, quando sei teso ti si chiude lo stomaco e riesci a prendere massimo un caffè.

 

Sei arrivato in facoltà come tantissimi altri studenti e, nell’attesa di sentire il tuo cognome, hai cercato di ripassare.

 

Come si fa a ripassare poco prima dell’esame?

 

In testa non ti entra più nulla, ti sembra di non ricordare niente, hai il vuoto e più ti concentri sul quel vuoto più ti sembra di avere in testa un buco nero che ha fagocitato tutto quello che hai studiato.

 

“Non è possibile, ci risiamo – pensi tra te e te – è sempre la stessa cosa, quest’ansia che annebbia la testa e offusca ogni ricordo.”

 

Hai studiato tantissimo e ora non ti ricordi nulla.

 

Ogni volta va a finire così, hai come l’impressione che più studi e più il giorno dell’esame vai in pappa, senti dentro di te un carico emotivo troppo grande, perché avendo investito l’ultimo mese a preparare l’esame, senti la pressione, la pressione di dover andare bene a tutti i costi.

 

È questo che ti frega e che rende questo momento pieno di paura e di tensione: il fatto che debba andare bene a tutti costi, il fatto che meriti che vada bene per tutto l’impegno che ci hai messo, ma temi che non accada, temi di fallire, di deludere e di aver buttato tempo ed energie.

 

Sai perfettamente che se andasse male ti arrabbieresti tantissimo con te stesso e sarebbe veramente una batosta, hai dato tutto quello che potevi dare e ora vuoi a tutti i costi il risultato.

 

Più pensi al risultato, più pensi al voto e più l’ansia ti divora, ti sembra un paradosso, ma l’unica volta che avevi studiato poco è stata quella in cui ti sei sentito più tranquillo, un pò come dire se lo passo bene, se non lo passo fa niente tanto non avevo studiato.

 

Ma oggi non sei in quello stato d’animo perché per l’esame di oggi hai studiato e anche tanto, hai visto i tuoi amici uscire e sei rimasto a casa per studiare, hai assicurato ai tuoi genitori di essere molto preparato e non vuoi deludere le loro aspettative.

 

Non hai un carattere timido, ma gli esami orali sono così e li odi per questo, con gli scritti è diverso, riesci a tranquillizzarti meglio, hai più tempo per pensare, all’orale invece no, all’orale la paura ti frega sempre.

 

Poche persone prima di te e poi arriva il tuo turno, non ce la fai più ad aspettare, vorresti chiedere agli studenti che sono appena stati interrogati, quale domanda abbia fatto il prof, ma forse è peggio, se per caso ha chiesto un argomento che non conosci ti verrebbe il panico.

 

Capisci subito come sono andati i tuoi colleghi, basta un’occhiata pochi sono sorridenti allontanandosi dal tavolo del prof e degli assistenti, molti hanno la faccia arrabbiata e triste.

 

C’è un assistente che sembra che bocci tutti, è giovane, avrà qualche anno in più di te, ma non fa superare l’esame a nessuno.

 

Come è possibile? Dovrebbe ricordarsi cosa si prova e invece, sembra quasi che provi piacere nel bocciare.

 

Continui a pensare: “Speriamo di non capitare con lui, speriamo di non capitare con lui…che ansia, sto impazzendo. Dai forza, se mi devi bocciare, bocciami, ma almeno la facciamo finita!”.

 

Ancora qualche momento di puro terrore e poi senti pronunciare il tuo cognome…è arrivato il momento.

 

Ti alzi, percorri i passi che ti separano dal prof la tua mente è sempre più agitata, ti siedi, fai un sorriso tirato, la tua espressione è molto tesa, non lo sai, ma lo percepisci.

 

Il professore guarda il tuo libretto, poi rivolge lo sguardo verso di te, abbassi gli occhi.

Sai che non dovresti abbassare gli occhi, sai che questo dà l’idea di insicurezza, ma oramai è andata, li hai abbassati.

 

Piccola pausa, poi ti fa la prima domanda.

Mentre l’ascolti pensi “lo so, lo so, questo argomento me lo ricordo”.

 

Inizi a parlare, ma non riesci a creare il discorso che vorresti, le parole che dici sono un po’ confuse, il tuo tono di voce è quasi tremante, tra una frase e l’altra hai bisogno di fermarti un attimo per non perdere il filo.

 

Senti il fuoco in faccia, sai che il tuo viso è completamente rosso, perché ogni volta che ti fai prendere dallo stress ti arriva una vampata di calore in faccia, odi questa tua reazione perché sai che chi ti guarda capisce subito quanto sei stressato.

 

Parli e non riesci a rendere al meglio, non riesci a esprimere tutto quello che sai e ti arrabbi con te stesso.

 

Fino alla sera prima ti sentivi molto preparato sull’argomento, ora invece quello che dici non è fluido, ma continuamente interrotto da delle pause inutili.

Continui a non guardare il professore negli occhi, anzi, volgi lo sguardo altrove perché non guardarlo ti fa sentire un po’ più tranquillo.

 

Lui ti ascolta con attenzione, sembra voglia trovare qualche inesattezza nelle tue parole, ma nonostante l’ansia, l’annebbiamento mentale, la faccia rossa fuoco, l’argomento lo conosci e riesci più o meno a rispondere.

 

Non è ancora finita però, ti viene fatta un’altra domanda.

 

Inizi a parlare e sembri più sciolto, la prima domanda è andata, è la più difficile, ora ti senti un pò più rilassato, un po’ più a tuo agio.

 

Argomenti il discorso, ma all’improvviso il professore ti ferma, dicendo che quello che hai appena detto non è la risposta che vuole.

 

All’improvviso risenti la vampata di calore, ti blocchi, ora hai veramente perso il filo, lo guardi, ma non ti vengono le parole, non sai cosa dire, hai la nebbia totale.

 

Ti fa un’ultima domanda a brucia pelo, su un argomento che prevede una risposta secca senza troppi giri di parole.

 

Rispondi, questa volta correttamente anche se il tuo tono di voce rivela ancora l’ansia che ti divora.

 

Tre domande, una risposta corretta, una risposta sbagliata, un’ultima breve risposta giusta.

 

Voto 24, poteva andare peggio, ma anche meglio.

 

Prendi il libretto e vai via, finalmente, anche questo esame è andato.

 

Esci dall’aula e ti senti già meglio, un po’ di aria è sicuramente utile, stavi esplodendo la dentro.

 

L’esame è superato, ora sul libretto hai un voto in più.

 

Ma che voto?

Il voto che non volevi, il voto che non è né bene e né male, un voto mediocre, non era certo quello che speravi dopo un mese chiuso in casa a studiare.

 

Non vuoi farne una tragedia perché è un 24, non puoi lamentarti troppo, ma 24 cavolo, tu sai bene che avevi studiato per prendere almeno 28.

 

Dovresti essere contento di aver superato l’esame e un pò lo sei, ma volevi di più, sai bene che meritavi di più.

 

Maledette ansia, maledetta ansia che ogni volta ti frega, ti blocca e ti offusca la testa.

 

Se ti avesse interrogato un tuo amico sai bene che avresti risposto molto bene a qualsiasi domanda, ma davanti al professore è tutto diverso, tutto confuso, tutto poco chiaro.

 

Lo so, sembra la storia della tua vita, studi tanto e poi all’esame rendi molto meno, è ingiusto, ma da quando eri piccolo all’orale rendi poco, sei emotivo ti fai prendere dallo stress e più ti stressi più i tuoi voti si abbassano.

 

È sempre stato così ma non ti sei ancora abituato a questo, soprattutto ora che sei all’università.

Alle superiori i professori avevano imparato a conoscerti, sapevano che eri emotivo, ma sempre molto preparato, avevano capito che alle interrogazioni rendevi meno e per questo ti davano una mano.

 

Ora invece… ora nessuno ti conosce, per il professore vale quello che dici in quel momento e non hai una seconda chance.

Per lui sei uno dei tanti, uno in più da interrogare e prima ti interroga prima torna a casa, quindi se qualcosa non ti viene in mente, non ha certo voglia di aspettare, anzi.

 

Hai sperimentato sulla tua pelle che studiare non basta per prendere dei voti alti, è sicuramente importante, ma se ti fai prendere dall’ansia, vai in tilt.

 

Ci vuole un metodo di studio che tenga conto anche di questo, un metodo di studio che ti insegni a vivere il giorno dell’esame con totale serenità e un forte senso di sicurezza.

 

Se solo avessi più sicurezza, cosa cambierebbe?

Quanto aumenterebbero i tuoi voti?

Con quanta serenità in più vivresti l’università?

 

Ti do una bella notizia, questo metodo di studio esiste, si chiama Metodo di Studio 30 e Lode e ti insegna non solo tutte le strategie più efficaci per dimezzare i tempi di studio, ma anche tutti i segreti per vivere molto meglio il giorno delle esame.

 

Forse non lo sai, ma esistono delle strategie proprio per questo, per renderti più tranquillo, più rilassato e addirittura più sicuro.

 

Il tuo modo di vivere l’esame cambierà completamente, sarai più concentrato, mentalmente lucido, la tua mente si sentirà completamente padrona dell’argomento, così padrona da riuscire a passare da un argomento all’altro con la massima naturalezza.

 

Quello che oggi è il tuo Tallone d’Achille diventerà il tuo punto di forza e finalmente anche tu sarai tra quegli studenti che durante l’esame si sentono forti, sicuri, preparati, pronti a ricevere un bel 30 e lode!

 

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